Costruita quasi certamente nel XVIII secolo, la posta si inseriva in un contesto molto importante dal punto di vista strategico. 

Ben collegata con le città di Procina, attuale Apricena, e Lesina, faceva  parte di un complesso di edifici molto importanti come la Taverna di San Nazzaro, punto di ristoro per i pastori transumanti,  il molino di Caldoli che prende il nome dalla sorgente, e successivamente della Masseria Zaccagnino e dell’omonimo Santuario di San Nazario.

Dal punto di vista compositivo il complesso è formato da tre blocchi distinti e separati.

Il più imponente è sicuramente lo scaraiazzo, il rifugio serale delle greggi, una stecca lunga  circa 130 metri costruita interamente in pietra locale, arricchita da coperture con volta a crociera sormontate da un tetto a doppia falda con coppi in laterizio. 

La posta, suddivisa in cinque recinti chiamati anche “mandri” costruiti con muri a secco è adagiata sul naturale declivio della collina, caratteristica che facilitava lo scolo dei liquami ed evitava un ristagno degli stessi. 

In aderenza al recinto si trova il “casone” che ospitava i locali adibiti alla lavorazioni dei prodotti caseari e le abitazioni dei pastori. Queste, molto semplici, erano dotate di un piccolo camino che gli  permetteva di cucinarsi il pasto quotidiano ed allo stesso tempo di riscaldarsi nei periodi più freddi.

Molto interessante infine è il cosiddetto “mungituro”, una costruzione costituita da tre unità. Tramite un recinto circolare costruito con muri a secco, gli ovini attraversavano delle piccole aperture arquate e venivano introdotti all’interno del corpo di fabbrica coperto nel quale erano posizionate le tuttora visibili stazioni per gli addetti alla mungitura. L’ovino infiine attraversando delle basse arcate terminava il percorso nel grande recinto rettangolare.

Attualmente il complesso, in stato di abbandono, rientra tra le proprietà dell’ASP Zaccagnino.